Seigaiha - Teiera in ghisa
Il tè caldo dura poco, e quasi mai quanto il tempo che gli dedichi. Versi la prima tazza, poi rispondi a un messaggio o ti alzi un momento, e quello che resta nella teiera lo ritrovi tiepido. Non dipende da quanto sei veloce: dipende dalla teiera, che il calore non lo trattiene.
La ghisa fa l'opposto. Questa ne ha 1,86 chili attorno a 900 millilitri d'acqua, e quella massa funziona da riserva: si scalda insieme al tè e gli restituisce calore piano, così quello che c'è dentro resta buono da bere molto oltre il momento in cui hai smesso di pensarci. Quella riserva però va caricata prima, e costa mezzo minuto: riempi la teiera vuota d'acqua bollente, aspetti, e la butti. Versato in una teiera fredda il tè il calore lo perde invece di trovarlo, e la prima tazza esce più fredda di quanto dovrebbe.
Dentro c'è un cestello in acciaio a maglia fine. Le foglie stanno lì, versi l'acqua, e quando il tè è pronto lo sollevi: l'infusione si ferma, invece di proseguire fino all'ultima tazza versata. I 900 millilitri sono tre o quattro tazze.
La forma è larga e bassa, 18 per 16 centimetri di ingombro e 11 di altezza: sta sotto un pensile, e in mezzo a un tavolo non fa da muro fra due persone sedute. Il manico è un archetto che scavalca il coperchio invece di stare di lato, che su una teiera in ghisa non è una scelta di stile e ha una ragione precisa. Il motivo in rilievo, coperchio compreso, è colato insieme al corpo: non è applicato sopra.
Attenzione alla cura: va lavata a mano e asciugata subito, senza lasciare acqua ferma dentro, perché sulla ghisa è così che si tiene lontana la ruggine. E va usata per servire il tè, non per scaldare l'acqua: non è un bricco da mettere sul fuoco.
Attenzione al peso, perché è la sola cosa che potrebbe non andarti bene: quasi due chili non si spostano volentieri, e questa non è la teiera da portare in ufficio o da riporre dopo ogni uso. In cambio è esteticamente molto bella e fa bella presenza in tavola, mentre tiene in caldo il tè.

↳ Seigaiha
Prima era il modo di disegnare l'acqua
Gli archi sovrapposti che coprono questa teiera hanno un nome, seigaiha, e indicano le "onde del mare blu". Ma prima di essere un ornamento erano una convenzione grafica: sulle ceramiche e sulle mappe del periodo Asuka, fra il sesto e il settimo secolo, quel motivo era semplicemente il modo in cui si disegnava l'acqua. Un segno, non una decorazione: qui c'è mare.
Il nome è arrivato molto dopo, e da un'altra parte. Nel periodo Heian esisteva una danza di corte del repertorio gagaku, i cui costumi portavano quel disegno: si chiamava seigaiha, e il motivo ha finito per prendere il nome del ballo che lo indossava.
Restano onde che si sovrappongono senza mai rompersi, ed è per questo che in Giappone il seigaiha vuol dire calma che continua.