Darjeeling Phuguri, primo raccolto
Hai già provato un tè nero corposo, di quelli da colazione che reggono il latte e ti svegliano. Questo è il passo successivo, ed è nella direzione opposta: un tè nero chiaro, delicato, che si beve nel pomeriggio come si beve un tè verde buono. La prima volta che lo versi ti sembra quasi di aver sbagliato bustina, perché il colore è giallo dorato invece che scuro.
Cosa vuol dire primo raccolto
Il tè non si raccoglie tutto l'anno allo stesso modo. In Darjeeling la pianta passa l'inverno in riposo e riparte in primavera, e la prima raccolta dell'anno, tra marzo e aprile, si chiama first flush, cioè primo raccolto. Sono le foglie più giovani, quelle appena uscite dopo mesi di fermo, e vengono ossidate meno rispetto ai raccolti estivi.
Il risultato è un tè nero che di nero ha poco: infusione relativamente chiara, aroma fresco, poca astringenza. È l'opposto del raccolto estivo, che dà tazze più scure, più piene e più intense. Stessa pianta, stesso giardino, mesi diversi, tè completamente diversi. La finestra è di poche settimane all'anno, quindi la quantità è quella che è.
Quella sigla sull'etichetta
SFTGFOP1 sembra un codice fiscale e in effetti non è molto più romantico: è la classificazione della foglia, e sta in cima alla scala usata per i tè indiani a foglia intera. Vuol dire foglia intera, integra, con molte gemme e punte chiare. Le vedi anche a occhio: foglie argentate e appuntite, coperte da una peluria morbida.
Ti diciamo anche l'altra metà della cosa, perché è giusto saperla. La sigla descrive l'aspetto della foglia, non certifica il sapore. È un buon segnale, non una garanzia. Quello che conta davvero lo decidi tu quando la bevi.
Com'è in tazza
Il colore è giallo dorato, chiaro, luminoso. Al naso e in bocca la nota dominante è di frutta tropicale matura, con una freschezza floreale che sta sopra tutto il resto. Il finale è la parte più sorprendente: arriva una nota morbida di nocciola che chiude il sorso e resta lì qualche secondo.
Non ha il corpo pesante dei tè neri classici, e non ne ha bisogno. Va bevuto liscio, senza latte e senza zucchero, che coprirebbero esattamente le cose per cui vale la pena comprarlo.
Come prepararlo
2-3 grammi per tazza da 200 ml (circa un cucchiaino colmo), acqua a 100°C, da 2 a 4 minuti. Parti da 2 minuti e mezzo la prima volta, poi aggiusta: due minuti per una tazza più leggera e floreale, quattro per tirare fuori più struttura.
Se la senti un po' asciutta in bocca, la volta dopo usa acqua a 90 gradi e ferma l'infusione a 3 minuti. Con i primi raccolti la differenza si sente.
Contiene caffeina, quindi tienilo per la mattina o il primo pomeriggio.
Quando berlo
È un tè da pomeriggio, o da metà mattina se vuoi qualcosa di più leggero del caffè. Se lo accompagni, resta su cose semplici e non troppo dolci, tipo biscotti di frolla o pane e burro: tutto quello che è molto zuccherato o molto speziato gli passa sopra.
Conservalo in un barattolo ben chiuso, al riparo da luce, umidità e odori forti. I primi raccolti sono i tè che invecchiano peggio: questo è un tè da bere adesso, non da mettere da parte.

↳ Da dove arriva
Darjeeling, giardino Phuguri
Il Darjeeling è una regione montuosa del Bengala Occidentale, in India, sulle pendici himalayane. I giardini stanno tra i 600 e i 2.000 metri, dove fa fresco e la pianta cresce lentamente. Il nome è protetto: in Europa può chiamarsi Darjeeling solo un tè fatto al cento per cento con foglie di quella regione. La lavorazione è quella ortodossa, cioè la foglia resta intera invece di essere tagliata come nei tè da bustina.
Phuguri è il nome del giardino da cui arriva questo lotto, così come ce lo indica il nostro fornitore.